L’industria dei giochi scommette (e vince) contro la crisi

Si può rinunciare allo shopping ma non a tentare la fortuna col Superenalotto. Perché, si sa, gli italiani sono un popolo anche di giocatori, nonostante la crisi. L’ultima conferma arriva dai numeri di aprile: secondo i dati Agicos, l’agenzia specializzata del settore, la raccolta delle scommesse è cresciuta del 20 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008
16 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 12:42 | 18 AGO 20
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Roma. Si può rinunciare allo shopping ma non a tentare la fortuna col Superenalotto. Perché, si sa, gli italiani sono un popolo anche di giocatori, nonostante la crisi. L’ultima conferma arriva dai numeri di aprile: secondo i dati Agicos, l’agenzia specializzata del settore, la raccolta delle scommesse è cresciuta del 20 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008 e il poker online è in crescita del 3,4 per cento rispetto a marzo (il mercato è partito nel settembre 2008).
E la raccolta di giochi e scommesse nel primo quadrimestre ha segnato un aumento del 10 per cento, superando i 17 miliardi di euro. E’ la conferma di una tendenza in atto da anni, da quando nel 2002 i giochi sono stati presi in gestione dai Monopoli di stato tramite il sistema delle concessioni. E che nel 2009 continua senza sosta. Il che sorprende ancor di più se si guarda al resto del mondo. “Negli Stati Uniti – dice al Foglio l’esperto del settore Warwick Bartlett, ceo della londinese Global Betting and Gaming consultants – sia Las Vegas sia Atlantic City stanno sperimentando mese dopo mese un drastico calo dei ricavi. Un’industria, quella land based (non online), che era già in declino dopo l’introduzione del divieto di fumo”.
In Italia, invece, non è così. Tant’è che i numeri dell’Agicos del primo trimestre 2009 rilevano come le Newslot, ossia gli apparecchi di intrattenimento come quelli presenti nei bar, assicurano da soli il 45 per cento della raccolta del mercato e hanno registrato una crescita del 14 per cento. Certo, anche da noi, come all’estero, la novità del momento sono i giochi online come il poker (che però per ora pesano solo per 1,5 miliardi di euro sui 47,5 del 2008). Ma nel complesso è tutto il settore che mostra di non temere la crisi (in calo sono soltanto il Bingo e le scommesse ippiche ma Superenalotto e giochi a base sportiva fanno registrare performance ragguardevoli). Così le stime per il 2009 indicano una raccolta a quota 52 miliardi. Per il 2010 Nomisma prevede un consolidamento delle dimensioni a “52,9 miliardi di euro di raccolta”. Insomma, un rallentamento fisiologico. Al contrario le stime di Warwick sul settore a livello mondiale sono per un 2009 piuttosto piatto: “Man mano che la recessione morde l’industria inizierà a perdere ricavi tra il 2 per cento e il 4 per cento per ogni calo del pil di un punto percentuale”.
Insomma, gli italiani vanno in controtendenza. Perché? “Sono 30 milioni i giocatori in Italia – dice Fabio Felici, direttore dell’Agicos – 18 milioni sono saltuari e 12 accaniti. Dal 2002 il settore è in costante crescita. La verità è che agli italiani piace giocare, è anche una questione di differente cultura, si pensi che il Lotto è il gioco più antico al mondo ancora attivo”. “E’ un po’ una sindrome da ultima spiaggia – spiega al Foglio Giampaolo Fabris, professore di Sociologia dei consumi – i consumatori sono preoccupati per le prospettive sul lavoro e si attendono che l’inflazione riparta. Così, non facendo progetti e avendo visto il disastro degli investimenti, scelgono di mettere i soldi nel gioco. Da noi il panico non c’è stato, ma l’irrazionalità viene convogliata in questo modo”. Non a caso, secondo un sondaggio Nomisma, i giocatori sperano innanzitutto di vincere soldi, solo in un secondo momento giocano per divertimento e ancora meno per “passione”. Il risultato di questa propensione è che si sono moltiplicati gli operatori esteri che sbarcano in Italia, come la greca Intralot (che ha comprato 600 punti sul territorio) e gli austriaci di Bwin. Ma l’operatore più grande di tutti rimane l’italiana Lottomatica, primo gruppo di lotterie al mondo dopo l’acquisizione dell’americana Gtech. E in vista, tra Lottomatica e Gtech, c’è un’integrazione, ha detto negli scorsi giorni l’amministratore delegato del gruppo De Agostini, Lorenzo Pellicioli.
Tutti gli operatori del settore sono multi provider, ossia offrono quasi tutti i giochi. Con dei punti di forza: il lotto per Lottomatica, l’ippica per la Snai e la schedina per la Sisal. Le più forti nell’online sono invece Microgame e Giocodigitale. “Il gioco è la terza industria del paese dopo energia e telefonia – rileva Felici – con 120 mila addetti e 5 mila aziende collegate. A un figlio ora sarebbe meglio consigliare di trovare un posto in questo settore piuttosto che in banca”.